Rientro post quarantena


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rientro post quarantena

Il rientro post-quarantena: siamo davvero pronti?

Come possiamo accogliere il rientro post-quarantena. Cosa suggerisce la Psicologia del dopo trauma Coronavirus..

Dopo aver faticosamente costruito un nuovo equilibrio durante la pandemia, siamo chiamati a fare i conti nuovamente con la “normalità”.

Tornare alla vita fuori: non è quello che aspettavamo da tanto?

Perché allora ci sta pesando e ci spaventa?

In poco tempo sono stati costruiti nuovi ritmi, nuovi equilibri quotidiani, con noi stessi e con i cari. Sono nate nuove dinamiche lavorative (esempio lo smart working, video-riunioni, video-lezioni, video-sport, ecc.), e di socializzazione (videochiamate con parenti ed amici, lontani e non).

Adesso che ci si stava abituando

Questo periodo di isolamento ha posto ciascuno di noi di fronte a delle riflessioni e a definire meglio quali sono le priorità.

Può essere uno dei motivi di esitazione al ritorno alla normalità.

tram tram quotidiano

Uscir fuori di casa

I ritmi frenetici, tante ore fuori casa, gli impegni e le scadenze possono rubare quel “tempo” prezioso che, paradossalmente, la quarantena ci ha regalato, seppur vivendo un momento così difficile.

Sui social si è parlato di “Sindrome del prigioniero o della capanna” per descrivere le sensazioni di tutte quelle persone che, dopo la quarantena, provano paura, ansia, inadeguatezza.

Hanno difficoltà, quindi, a pensare di riprendere la vita di prima e preferirebbe continuare ad evitare il mondo fuori, abituati ormai all’equilibrio nella “Comfort zone”.

Sì può provare un senso di smarrimento o disorientamento rispetto a ciò che prima era consuetudine fare: lavorare, organizzare gli impegni, andare a trovare amici e parenti, progettare viaggi, ecc.

La quarantena obbligatoria aveva sospeso in gran parte le vite, dando un time-out a tutto, al lavoro e ai problemi. Tutto doveva essere necessariamente rimandato.

vita casalinga

La vita casalinga

C’è stato un adattamento alla nuova routine casalinga e adesso siamo costretti a guardare al futuro che è inevitabilmente accompagnato da incertezza, dubbi, paure.

Dentro casa ci siamo sentiti in qualche modo al sicuro e questo adesso influenza il ritorno al “Prima.

Ora non può esserci esattamente il “prima” ma c’è un “Adesso/Dopo” che dobbiamo riattivare e ripensare, anche in termini nuovi.

Tutti questi cambiamenti, uniti alla destabilizzazione che un evento così stressante può portare con sé, possono metterci alla prova, testare la resilienza e capacità di adattamento.

Chiudersi o, al contrario, correre potrebbero essere le reazioni più comuni in questa fase.

C’è chi ancora non se la sente e rimanda tutto fino ad arrivare a dei veri e propri blocchi, chi invece corre per la paura di recuperare il perduto.

Evitando di lasciarci sopraffare dalla pretesa di affrontare e risolvere tutto e subito, può essere più utile restare in ascolto dei bisogni psicologoci.

Accettare, quindi, ciò che stiamo vivendo, riconoscendone le motivazioni, le umane paure e preoccupazioni e procedere gradualmente, ove possibile.

il dopo quarantena

Il mondo fuori del post quarantena

Il passaggio al “Mondo fuori” sarà accompagnato da maggiore prudenza e tensione nel riorganizzare le cose nel rispetto della sicurezza propria e altrui.

È fondamentale mantenere una adeguata percezione del rischio reale che si può correre, evitando gli opposti atteggiamenti di minimizzazione o esagerazione.

Soprattutto in questa fase, l’emozione della paura ci verrà in soccorso.

Quando non sfocia in una paura patologica (che necessita di supporto psicologico), ci aiuta invece a mantenere alta l’attenzione e la cautela verso la riapertura delle porte di casa.

La prudenza è l’arte di sapere fino a che punto si può essere audaci (Jean Cocteau)

 

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